Un assistente virtuale sul sito può rispondere alle domande più comuni anche di sera o nel fine settimana. Ma chi scrive deve sapere con chi sta parlando. È una questione di correttezza verso i clienti e, dal 2 agosto 2026, anche un obbligo di legge.
Che cosa dice la norma
L’art. 50 del Regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act, prevede che i sistemi di IA destinati a interagire direttamente con le persone siano progettati in modo che queste siano informate di interagire con un sistema di IA, a meno che non sia evidente dal contesto. L’informazione deve essere chiara e fornita al più tardi al momento della prima interazione.
Come scriverlo
Meglio una frase semplice all’inizio della conversazione che una nota nascosta. Alcuni esempi:
- «Buongiorno, sono l’assistente virtuale dello studio, un sistema automatico basato su intelligenza artificiale.»
- «Le risponde un assistente IA. Per parlare con una persona, scriva “operatore”.»
È utile ripetere l’indicazione nell’intestazione della finestra di chat, ad esempio con l’etichetta «Assistente IA».
Oltre l’obbligo: buone pratiche
- Limitare le risposte a informazioni approvate.
- Offrire sempre la possibilità di parlare con una persona.
- Non chiedere dati che non servono.
- Aggiornare informativa privacy e cookie policy prima della messa online.
- Rileggere a campione le conversazioni.
E la legge italiana?
La Legge 132/2025 non sostituisce l’AI Act ma lo affianca. Per le professioni intellettuali chiede che il cliente sia informato degli strumenti di IA impiegati nella prestazione. Un assistente sul sito di uno studio è un buon momento per dichiararlo con chiarezza.
Da ricordare: le date e alcuni dettagli applicativi dell’AI Act possono essere precisati da linee guida della Commissione europea o modifiche successive. Verifichi sempre la versione aggiornata.